Io e Mark ci conosciamo da ragazzi. Sua madre dirigeva una sorta di scuola/asilo/ritrovo
per bimbi anglofoni in uno splendido vecchio maniero alle porte di Roma,
immerso nel verde e con una strada così impervia per arrivarci
che rappresentava di per se una selezione naturale alle frequentazioni
sociali.
Non ricordo come, forse, anzi probabilmente, degli amici comuni ci fecero
conoscere. Io al tempo strimpellavo la chitarra con un gruppo di amici
e, come tutti i musicisti adolescenti pre universitari, sognavo grandi
cose per il mio futuro artistico. Mark, al tempo molto magro e con una
enorme barba e capelli fino alla fine della schiena, rappresentava per
me un modello di autonomia rispetto alle convenzioni di cui tutti eravamo
imbevuti. Col tempo frequentandoci a Roma abbiamo scoperto di avere molti
punti in comune, di avere una visione della vita simile e (ma questa è
storia di oggi) forse anche una sorta di vite parallele. Molto spesso
ci entusiasmiamo per le stesse cose e gli amici che abbiamo in comune
- pochi per la verità data la distanza - sembrano regalarci le
stesse emozioni. Negli anni in cui Mark viveva a Roma ho avuto anche il
piacere di suonare alcune volte con lui, anche se lui dice di non ricordarselo:
un'ovvia rimozione dei brutti ricordi che qualunque psicologo potrebbe
spiegare senza timore di smentita. La vita ci ha diviso per molti anni
ma ha lasciato con benevolenza che continuassimo a sentirci con immutata
amicizia e reciproca stima.
Io, dopo aver realizzato di non essere tagliato per morire di fame suonando,
mi sono dedicato con grande curiosità all'informatica. Ricordo
i miei primi tentativi con un aggeggio da quattro soldi con ben 16K di
memoria. Preistoria.Per farla breve, prova che ti riprova, oggi dirigo
una piccola multinazionale che distribuisce materiale informatico.
Quando Mark, durante una delle lunghe chiacchierate telefoniche che spesso
ci catturano, mi disse di avere in mente di produrre, non resistetti alla
tentazione di proporgli di fare qualcosa insieme. Partivo dal presupposto
che io e Mark fossimo un po' privilegiati in quanto, non avendo fortunatamente
entrambi difficoltà economiche, avremmo potuto permetterci il lusso
di scegliere solo dei progetti appaganti prima spiritualmente e poi, se
le nostre scelte fossero state condivise, fors'anche economicamente. Ci
siamo un po' 'annusati' per capirci meglio in uno scenario che non ci
aveva mai visto assieme, una società! Alla fine, con reciproca
soddisfazione, è nata Compingo. Io mi occupo principalmente degli
aspetti non meramente artistici avendo la fortuna di poter delegare a
Mark questo aspetto anche se, come ovvio, si passano ore a discutere del
più e del meno, sempre con passione e senza pregiudizi.
In ognuno di noi c'è un artista. La vita porta alcuni, con perseveranza
e passione, ad acquisire la tecnica che permette a chi ha qualcosa dentro
di esprimersi con coerenza e continuità espressiva. Io credo che
ogni progetto di Compingo sia anzitutto un gesto d'amore verso l'Arte,
le considerazioni economiche vengono davvero in secondo piano. Concetti
a me molto cari come l'amicizia, il rispetto, l'amore verso gli altri,
la solidarietà e la gioia di fare bene sono essenziali per la Compingo
e io sono molto fiero di far parte di un progetto che mi fa amare ancora
di più la vita e la musica, senza la quale ognuno di noi sarebbe
senz'altro più triste.
CARLO FOCARELLI |