Mete, numero 9, giugno 2004

Sei corde e due ruote

Incontro con Gigi Cifarelli
Mark Baldwin Harris

Quando si ha una gran voglia di manici, di manubri e di dare una mano

La passione musicale di molti grandi della chitarra elettrica si mescola inestricabilmente con una passione sportiva. Penso a Jimi Hendrix e al paracadutismo; nei suoi assoli ricreava magicamente - per se stesso e per noi - le sensazioni "extreme" dei suoi tanti lanci liberi. Oppure Jeff Beck e gli "hot rods", auto d’epoca truccate; le rare volte che esce dalla sua autorimessa personale non per una corsa ma per una suonata, dallo strumento Beck estrae senza sforzo la grinta raffinata di uno dei suoi motori...

Anche Gigi Cifarelli - il nostro più celebre "guitar hero" locale, rispettato da illustri colleghi di tutto il mondo e più volte al primo posto nella classifica dell'importante rivista nazionale "Guitar Club" - ha una salutare ossessione che permea le sue performances: il ciclismo. Le sue mani si alternano senza sosta tra manici di chitarra e manubri di bicicletta, i piedi pompano ora i pedali in pista, ora la sua pedaliera effetti sul palco. La sua agenda è un fitto intreccio di serate e gare. Quando è in corsa le gambe "swingano di brutto", tenendo un ritmo rilassato ma assolutamente inesorabile (e vincendo spesso), mentre quando il "Cifa", nei festival e nei jazz club italiani e francesi, brandisce il plettro per un brano veloce, l'adrenalina sale subito, trasportando il pubblico "in sella sull'ultimo tratto" (e "vincendo" sempre)...

Avendo dedicato gran parte della giovinezza, come Jimi, Jeff e tanti altri maestri, allo studio dello strumento, Gigi - nato il 25/05/1955, chitarra in mano dal 1962 - non studia più, nel senso accademico, da parecchi anni: la chitarra è ormai parte di lui, il manico un'estensione del corpo, l'amplificatore una cassa di risonanza dell'anima. Un po’ come chi impara da piccolo ad andare in bici e non si scorda mai come si fa. Ciò non significa che il Gigi chitarrista non si alleni come per le gare ciclistiche, ma semplicemente che, quando suona, lo fa per "pura libidine", e vive gli allenamenti - sia sportivi che musicali - con la stessa naturalezza quotidiana con cui dorme e mangia. Palco e pista, benché ambedue "calpestati" continuamente, potrebbero anche sparire per sempre senza intaccare le sue passioni: è perfettamente appagato dal suonare a lungo e liberamente per la sua dolcissima compagna Adriana quanto dal fare lunghe gite solitarie e riflessive in bici vagando in mezzo alla natura. Gareggia e suona non per coppe e classifiche, ma per amore e piacere.

I lunghi anni di perfezionamento presso maestri del calibro di Filippo Daccò hanno formato un musicista completo, con una facilità tecnica impressionante felicemente sposata ad una rara sensibilità per i più diversi generi musicali, una profonda ed articolata conoscenza armonica e una calligrafia musicale degna di un copista professionista. È ciò che in inglese si definisce un "musician's musician", uno che - attraverso concerti, registrazioni e didattica (gode di ottima fama pure come insegnante) - continua a formare e motivare generazioni di validi musicisti.

Gran parte di quanto riportato sopra avrei potuto scriverlo in qualsiasi momento prima di chiamare Gigi per fare un salto a casa sua, una "visitina" che è durata sei ore tra musica e conversazione. Conoscevo l'eccellente musicista dai dischi (ne ha realizzati tre da solista e centinaia come "turnista di lusso" in sala di registrazione) e avevo sentito parlare dell'appassionato ciclista. Ma c'è un lato di Gigi che non conoscevo e che, senza che lui - persona decisa e schietta nelle opinioni ma genuinamente umile - ne parlasse direttamente, ho dedotto da tutta una serie di dettagli riguardanti le sue attività musicali e i suoi genitori: è animato da uno straordinario senso civico che lo porta a mettere il suo dono al servizio della collettività attraverso concerti di beneficenza, incontri gratuiti con i ragazzi e risposte ponderate alle tante e-mail e telefonate che riceve da giovani chitarristi (cosa rara per un artista, sul suo sito Internet rilascia anche i numeri di casa e del cellulare, che, vi assicuro, squillano di continuo).

Molti cesanesi si ricorderanno di Francesco Cifarelli. Mentre Gigi era alle prese con l'ennesima telefonata, ho letto con curiosità il necrologio del padre attaccato alla parete dello studiolo tra chitarre e manifesti. Di origine lucana, Francesco si era trasferito qui in zona con la famiglia agli inizi degli anni '60, ed è stato un personaggio di grande impegno civile, Presidente della sezione cesanese dei Combattenti e Reduci nonché Presidente della Cooperativa di Via Roma e Vice Presidente dell'ANPI. Gigi aveva voluto farmi vedere le foto dei genitori, di cui parlò con una devozione infinita. Avevo già capito che dalla mamma veneta aveva ereditato la prontezza nelle battute e lo spirito di indipendenza, ed ora non mi fu difficile intuire che dal padre derivava la nobile certezza che la solidarietà e la libertà sono i veri "traguardi" della nostra corsa vitale. Il tenero sorriso, invece, lo ereditò da tutti e due; le prove erano lì nelle foto.

Salutai Gigi ricordandomi di una massima di mia nonna materna: "felice è chi fa quello che vuole, quando quello che vuol fare è fare del bene".

mete@saintrock.com

©2004 Mark Baldwin Harris

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