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Mete, numero 6, marzo 2004
Ad
Assago,
Un Prodotto da Oscar
Storia della Digidesign - 2a parte
Mark
Baldwin Harris
"Non
vedo l'ora che arrivi il giorno in cui l'unico motivo per non riuscire
a fare un disco fantastico non sia la mancanza di apparecchiatura, ma
solo la mancanza di talento!" Peter Gotcher 1995
La spaziosa sede italiana del colosso multimediale Avid a Milanofiori
compie 10 anni. Al suo interno ha sede anche la Digidesign, divisione
della Avid dopo la loro fusione nel gennaio del '95, col suo piccolo
ma energico staff: il Territory Manager, Giuseppe Frison, il Product
Specialist, Andrea Furfaro e la Field Marketing Representative, Francesca
Bortot. Da Assago i tre gestiscono gli ordini col magazzino europeo
a Dublino, organizzano seminari e tournée promozionali, assistono
le migliaia di clienti italiani e... si divertono tutti i giorni, nei
ritagli di tempo, a creare musica...
Giuseppe (che riconosco con piacere perché lavorava anni fa in
un negozio di musica vicino alla mia vecchia casa in Porta Romana) mi
assicura con un sorriso che il fare musica accomuna tutti i responsabili
mondiali della Digidesign; gli stessi fondatori, ormai quarantenni e
miliardari - Peter Gotcher, attivissimo e preminente uomo d'affari,
membro di una decina di importanti consigli d'amministrazione (ultima
nomina, nel 2003, alla Dolby Laboratories, suo vecchio datore di lavoro
prima di fondare la Digidesign) ed Evan Brooks, tranquillo e precoce
"pensionato" dedito al jazz - si vedono sempre a casa di Gotcher
per la loro sana jam-session settimanale. Francesca aggiunge che, per
via della differenza di fuso orario con la California, spesso si deve
rimanere in ufficio fino alle ore piccole aspettando di partecipare
a videoconferenze con la sede madre; Giuseppe e Andrea allora si scatenano
nello studiolo attrezzatissimo (di giorno sala dimostrativa per tutta
la gamma di prodotti Digidesign) prima e, a volte, anche dopo gli appuntamenti
intercontinentali. Andrea - che scopro essere un mio fan D.O.C. da quando
mi vide sul palco del "Festival di Re Nudo" al Parco Lambro,
nel lontano '74 con i Napoli Centrale - mi prega con entusiasmo di ascoltare
i suoi ultimi brani... temevo di trovare un ufficio commerciale anonimo
e freddo, invece qui regna davvero la passione per la musica!
Chiedo una stima dei clienti registrati Digidesign nella Grande Città,
e Giuseppe, sentito i nomi dei quattro comuni, risponde una cinquantina,
di cui la stragrande maggioranza utenti delle interfacce "consumer"
piccole e medie, che costano dai € 500 ai € 2.500. Qualche
professionista possiede una configurazione più articolata, ma
sono assenti in zona i grandi sistemi completi professionali, che possono
arrivare intorno ai € 150.000; sono pochissimi, del resto, gli
studi di registrazione nei nostri dintorni, e nessuno con tariffario
e clientela che potrebbero giustificare una spesa simile. Alla mia domanda
di quale sia stato il più recente cliente "importante"
nel milanese, Giuseppe mi racconta di aver installato ultimamente tre
megasistemi nella nuova sede della britannica Sky.
Ricordiamo insieme le tante tappe dell'ascesa della Digidesign: dai
fortunati chip di campionamento fai-da-te ("Digidrums" - '83),
alla sua altrettanto fortunata entrata in borsa dieci anni dopo (quotata
a dicembre '93, è stata nel '94 tra i primi 10 "top performers"
sul NASDAQ), alla susseguente fusione con Avid con Gotcher alla vicepresidenza,
fino allOscar di quest'anno. Ventanni di continui successi
di critica e pubblico: il programma di editaggio dei campionamenti mono
su personal computer (Sound Designer - '85), il sistema software/hardware
di editaggio stereo (Sound Tools - '88), il sistema di registrazione
e editaggio 4-tracce (Pro Tools - '91), fino alla linea Pro Tools High
Definition odierna che offre oltre 100 tracce audio simultanee
con possibilità di elaborazione del suono sempre più sbalorditive,
e le linee economiche "Digi" (001 - '99, 002 - '02 e 002R
- '03) e mBox (02).
Un ventennio di soluzioni creative alla sfida nata nella sala prove
di due ragazzi insoddisfatti della loro batteria elettronica: come fare
a realizzare i suoni che noi musicisti moderni abbiamo in testa, senza
dover accendere un mutuo da villa o aspettare le decisioni dall'alto
dell'industria musicale. Certo, la Digidesign è diventata col
tempo unesponente di spicco di quellindustria, ma non ha
mai dimenticato la sua missione originaria, ed oggi Gotcher dedica gran
parte del suo tempo e delle sue risorse allo sviluppo di servizi web
per musicisti indipendenti, mentre Brooks fa parte del consiglio di
amministrazione degli eccellenti corsi di musica della Stanford Jazz
Workshop.
E sopratutto, in tutti gli uffici Digidesign, appena possibile dirigenti
ed impiegati fanno musica insieme, spingendo la loro tecnologia al limite
per scoprire come renderla ancora più utile ed appassionante!
Ecco, forse è questo il segreto del loro successo
da Oscar: capire la fondamentale differenza tra lapportare piccole
migliorie saltuarie ai prodotti per poterli vendere a clienti sconosciuti
e il condividere con altri professionisti esigenti ciò che si
sta migliorando continuamente per soddisfare se stessi.
1a parte archiviata a http://www.saintrock.com/saintrock/mete5.php
mete@saintrock.com
©2004
Mark Baldwin Harris
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