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Mete, numero 11, agosto-settembre 2004
Dal
"Mulinètt"
al "Met"
In ricordo di Francesco Merli
Mark
Baldwin Harris
A Corsico nacque il più celebre "Otello" del periodo
tra le due guerre
L'antica "rongia" ricordata da molti col soprannome "La
Buca" - nome ufficiale "Roggia Refredda" - partiva da
una delle chiuse o "bocche del Naviglio Grande. A fine '800,
come nei secoli antecedenti, rispecchiava il cielo mentre scendeva verso
Moirago sul Naviglio Pavese, alimentando una manciata di mulini sparsi
lungo il suo percorso. Prima di toccare quelli buccinaschesi
a "Molin della Paja" e Cascina Curto - per raggiungere quelli
di Assago e Bazzanella, forniva la sua energia alle pale di quello corsichese
detto semplicemente "Mulinètt". Chi passeggia lungo
il Naviglio Grande e gira nel viottolo di fianco al ristorante "La
Bocca" si troverà a camminare sopra la roggia - coperta
da pochi decenni - che, dove la stradina si apre sul piazzale, rasentava
il muro destro per poi tagliare dritto attraverso via Manzoni e il cortile
dell'Oratorio S. Luigi; la fila di alberi in mezzo al cortile indica
il percorso originario. Una piccola deviazione della roggia raggiungeva
il cortile della cascina "Mulinètt", quella costruzione
color "giallo Milano" all'angolo tra via Manzoni e P.za Petrarca.
Cascina e roggia si vedono chiaramente sulle mappe catastali riprodotte
nel libro "Corsico dalle origini al 1950" alle pp. 22 (del
1722) e 24 (1850).
Poco più di una settimana prima del debutto mondiale dell'"Otello"
il giorno stesso dellinizio delle prove generali al Teatro
alla Scala, mentre orchestra, coro e solisti si amalgamavano sotto le
"orecchie vigili" del venerato maestro settantenne Giuseppe
Verdi e i melomani cominciavano ad affluire a Milano da ogni nazione
e continente per assistere al grande evento - proprio in località
"Mulinètt" a Corsico nasceva l'artista che sarebbe
diventato uno dei più grandi interpreti in assoluto del ruolo
principale dell'opera.
Franceso Merli vide la luce giovedì 27 gennaio 1887, l'Otello
verdiano sabato 5 febbraio.
Della vita privata di Merli ci è dato di sapere poco o niente;
si dice che a partire da una certa età tenne sempre un taccuino
su cui annotava ogni cosa, dalle curiosità ai compensi, ma gli
eredi dell'ultimo custode di questi diari (un nipote a Roma) ne hanno
perso le tracce. Sappiamo per certo che Francesco Merli - dopo anni
di studi a Milano - balzò all'attenzione di critica e pubblico
nel 1914, quando, ventisettenne, si piazzò al secondo posto nella
stessa prestigiosa gara di tenori a Parma che avrebbe lanciato
anche un'altra illustre carriera, quella del vincitore di quella stessa
edizione, un ventiquattrenne di nome Beniamino Gigli. La loro fu una
generazione gloriosa di tenori italiani, vantando altri personaggi mitici
come Aureliano Pertile, Giovanni Martinelli e Giacomo Lauri-Volpi.
Alla fine della guerra del '15-'18 - Merli, come la maggior parte dei
suoi colleghi, era stato richiamato alle armi - ebbe inizio un fortunatissimo
sodalizio con il Teatro alla Scala, che sarebbe durato per quasi tutta
la sua carriera concertistica; difatti, nel 1946, quasi sessantenne,
cantò alla Scala per l'ultima volta, e pochi anni dopo si ritirò
definitivamente dalle scene per dedicarsi all'insegnamento. Una delle
ultime apparizioni fu un ennesimo e trionfale "Otello" a Trieste
nel '46, concerto che lanciò la carriera di Renata Tebaldi (nella
parte che sarebbe rimasta la sua preferita, quella di Desdemona).
Nel frattempo, Merli aveva entusiasmato le platee di mezzo mondo; tra
il '20 e il '32 si esibì regolarmente al Teatro Colòn
di Buenos Aires, più volte al Covent Garden di Londra ed in una
importante tournèe in Australia. Nel '32 lavorò intensamente
negli Stati Uniti, con ingaggi da New York (un mese al Met,
la Metropolitan Opera) a San Francisco (nella "Lucia di Lammermoor"
di Donizetti il 17 ottobre), ma dovette rientrare a casa improvvisamente
per gravi motivi di salute. In seguito limitò le proprie esibizioni
allestero (ad eccezione del 1935, che lo vide impegnato a Parigi,
Copenhagen ed in una tournèe in Belgio).
Dal 1935 in poi, Merli diventò lo specialista per eccellenza
nel ruolo di Otello, alla Scala e altrove, pur continuando ad esibirsi
anche nei panni di tanti altri personaggi del suo vasto repertorio di
opere italiane e straniere. Dopo il suo ritiro dalla scena, questa corona
passò a Mario Del Monaco, poi a Placido Domingo.
A Milano - alla vigilia dell'inaugurazione della stagione scaligera
1976, avvenuta il 7 dicembre con un'importantissima produzione dell'Otello
che vide protagonista Domingo, regista Franco Zeffirelli, e, per la
prima volta dalla Scala, la diretta televisiva - Francesco Merli si
spense a quasi novant'anni.
La "rongia" sopravvive integra ormai soltanto nei ricordi
lontani e nelle mute mappe catastali, ma le registrazioni del tenore
parlano ancora direttamente al cuore di chi ama la grande tradizione
lirica italiana. Si possono ascoltare gratuitamente parecchi estratti
sul sito di Amazon (www.amazon.com).
Ringrazio la famiglia Bianchi della ditta Riso Bianchi, Il barone Guglielmo
Guidobono Cavalchini, il noto critico Giorgio Gualerzi e il falegname
Piero Maltagliati per il loro tempo ed il loro prezioso aiuto.
mete@saintrock.com
©2004
Mark Baldwin Harris
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