Quartu Sant'Elena (Cagliari) - Parco Matteotti - Auigust 30th, 2002
Mark Harris, Andreu Ubach, Paolo Alfonsi


source: www.zerosettanta.it
Spettacolo e Cultura
Franca Masu, voce di Alghero
Manuela Vacca

Profumo di erba bagnata nel parco Matteotti dove, per l'ultimo appuntamento di Quartu di scena, ci siamo imbattuti in una donna innamorata. Franca Masu canta infatti la Saudade, la nostalgia della sua terra, Alghero, città a cui volge uno sguardo sempre appassionato con parole quasi ferme nel tempo di una vita vissuta sulla finestra del mare, inesauribile fonte di ispirazione, autostrada che permette di afferrare altre città costiere.

La maggior parte dei testi sono poesie di poeti algheresi e catalani, i restanti sono omaggio alle donne del mare o alla magia che Alguer spesso le ispira. Già, Alguer, perché Franca Masu sceglie di esprimersi in catalano unendo sonorità jazz ad altri generi mediterranei: maturazione artistica fatta di contaminazioni, come traspare dal titolo del suo primo album, El meu viatge.

La sua è una scelta artistica "un po' azzardata - ci confessa - perché cantare in catalano non è semplice, già qui in Sardegna, perché Alghero è già un'isola nell'isola." La volontà di rivalutazione della variante del catalano, realtà unica in Italia, l'ha spinta a portare avanti la sua scelta per diffonderla e rafforzarla verso le generazioni nuove: "Ad Alghero ci sono solo gli anziani, i giovani non la parlano più. Penso che la musica sia un veicolo per poter riagganciare i giovani e rilanciare la lingua in assoluto".

I musicisti che formano la sua band sono Mark Harris (noto come arrangiatore di De André e Jannacci) alle tastiere, il percussionista catalano Andreu Ubach e il chitarrista Peo Alfonsi, tutti autori di una performance di elevata qualità. Sul palco di Quartu è salito anche Gemiliano Cabras per accompagnarla con il violoncello in un buon arrangiamento di una serenata nata dalle canzoni napoletane, giunte ad Alghero tramite i pescatori di corallo.

"Il musicista Mark Harris è stato l'incontro più fortunato che ho avuto. Questo americano trapiantato trent'anni in Italia innamoratissimo della Sardegna che sa tutto dell'isola, tutte le varianti di tutti i dialetti ed, è pazzesco, li parla tutti. Si è innamorato quando gli ho mandato una semplice demo, è venuto ad Alghero e ha detto: "Io farò questo disco." Lui l'ha prodotto ed è stato disco dell'anno in Spagna, in Catalogna. Qua possiamo dire che non è ancora uscito."

La limpida timbrica vocale e la poderosa capacità estensiva sono arricchite da una gestualità esotica; si fa portatrice di quotidianità, parla dei nassaioli, del vento di gennaio, di donne comuni abbandonate o in attesa ma non dimentica il cuore dell'isola grazie a radici orunesi da parte materna. Nell'immediato futuro un nuovo disco che uscirà in ottobre: "È un'autoproduzione, un omaggio dedicato alle più belle melodie della mia città, che comprende anche due brani di autore: la colonna sonora del film "Cainà" - ispirato all'opera della Deledda e diretto nel 1922 da Gennaro Righelli [ndr] - alla quale sono riuscita a mettere su parole molto belle di una poesia di un poeta algherese ed un brano di Marcello Peghin dove ho potuto associare una bellissima poesia di Rafael Caria. Il resto è tutta una rivisitazione del meglio del meglio che Alghero ha, perché ha un tesoro nelle musiche che sono di estrema semplicità ma anche molto accorate, molto sentite. C'è molta sonorità napoletana perché Alghero non ha una tradizione musicale forte, si è persa dopo le ballate medievali del 1400-1500; poi c'è stato un buco sino all'800 e si ricomincia da queste melodie del bel canto napoletano, è il mondo del mare. Io per carattere sento molta Saudade, metto molto Fado: mi piace molto il Portogallo, tutto questo mondo musicale. Quindi in fondo c'è un miscuglio di tutto questo; vengo dal jazz, quindi la base è jazzistica, però nel canto ciò che sento di portoghese, di sudamericano, napoletano, spagnolo, flamenco... c'è un po' tutto, senza voler entrare troppo in questi territori che sono preziosi, evocando soltanto nel canto queste mie sensazioni, emozioni che mi porto nella vita di tutti i giorni".

Singolare questa veu de l'Alguer, apparsa sulle scene internazionali dal 1997 che porta avanti un lavoro ben pianificato nei paesi catalani: "Ogni anno ho dei minitour interessanti e di un certo livello, insieme anche a collaborazioni con la cantante greca Nena Venetsanou, Inés Bacán andalusa-flamenca... insomma dei bei cartelloni. In Sardegna è difficile inserirsi ma non voglio pensare che sia la lingua che frena questo approccio, perché poi in ogni posto che vado la gente dice "Noi abbiamo capito cosa hai detto", quindi non è vero che non si capisce."

Nei due anni in cui l'artista si è proposta nell'isola sono cresciuti i suoi estimatori sardi. "Il pubblico è discreto, un pubblico di nicchia, potrei dire. Ma tutto sommato penso che il mondo musicale che riveste questi pezzi arrivi con emozioni abbastanza forti. Non riuscirei a dirti neanche che tipo di musica faccio, non riuscirei ad etichettarla."

Tra consapevolezze di identità e incapacità di inquadramenti definiti la salutiamo, dato che alcune spettatrici spazientano col CD in mano in attesa di elargire complimenti e richiedere l'autografo.