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Fornaci Maxia, Quartu Sant'Elena (Cagliari) & Forte della Maddalena,
Alghero.
musicians: Mark Harris (piano/keyboards), Andreu Ubach (percussion),
Marcello Peghin (guitars), Salvatore Maltana (double bass), Raimondo
Dore (accordion)
FOH engineer: Michele Palmas
LA NUOVA SARDEGNA - sabato 7 agosto 1999
TRA SOGNO E NOSTALGIA SULLE ONDE DEL MARE
Successo giovedì a Quartu e ieri ad Alghero per il recital della
cantante Franca Masu
Daniela Sari
QUARTU. "La mia terra è lontana, aldilà
del vento. Ma so che quando arriverò troverò casa e mani
aperte". È un pensiero antico, una consolazione che dall'alba
dei tempi ha accompagnato fra bonaccia e tempesta viaggiatori e marinai,
lungo le rotte di Ulisse.
Un viaggio tutto mediterraneo, che poeti e musicista raccontano da sempre,
inseguendo il sogno del "nostos", il ritorno. Il tema è
intrigante, e attorno alla voce di Franca Masu, cantante algherese di
passione e talento, diventa un progetto che ha dignità di palcoscenico.
È "Embriaga di vida", concerto "mediterraneo"
proposto giovedì a Quartu nello spazio Fornaci, e ieri ad Alghero
nel Forte della Maddalena.
Sono canzoni, ballate, pezzetti di memoria costruiti sulle parole di
poeti algheresi e catalani contemporanei, messe in musica da Marcello
Peghin (chitarre) e Salvatore Maltana (contrabasso) con arrangiamenti
di Mark Harris (pianoforte e tastiere), tutti in scena insieme a Raimondo
Dore (fisarmonica) e Andreu Ubach (percussioni). Musicisti di gran tecnica
che arrivano da formazioni ed esperienze diverse, dalla classica al
jazz fino alla World Music. Comincia proprio dal mare la storia raccontata
dal canto di Franca Masu: "Les ondes de la mar", su versi
di Antonello Colledanchise, è un gioco di suoni sinuosi come
onde che accarezzano gli occhi, e improvvisamente taglienti come al
soffio del maestrale. E lei, figura morbida avvolta da un lungo scialle
bianco, che fa pensare al Portogallo dei Madredeus, fa vivere ogni nota
di intensità e spessore interpretativo, spaziando fra i registri
ed esaltando il calore di una lingua dolcissima, dagli accenti suggestivi.
E scivola, la voce di Franca Masu, verso le atmosfere di "Mariné",
canzone maiorchina arrivata ad Alghero nel medioevo e ripensata oggi
da Antonio Arca. È la storia d'amore tra una ricamatrice e un
marinaio, ma qui la seta vermiglia del fazzoletto diventa una rima,
e il vascello spagnolo porta sulla spiaggia un carico di poesie. Una
rilettura particolare, confermata da scelte musicali aperte alla contaminazione,
all'esplorazione di territori nuovi conservando il senso prepotente
della tradizione. Indicazioni ribadite in pagine come "Amargantango",
che cita Piazzolla ma anche le sfumature del fado, e ripresa in "Cor
meu", disegnata su linee melodiche preziose. Ha ritmi pungenti
e forte espressività poetica "l'Alè" di Guido
Sari, e l'interpretazione dell'ensemble sa scoprire i fili di una cultura
senza tempo. Gli stessi fili che intrecciano i versi di "Terres
de mar" di Rafael Caria, il sogno del ritorno e dei silenzi algheresi,
cullato da una musica che ha il ritmo dolce del mare.
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