marco priori - marco@planet.it

Benvenuti in questa piccola sezione dedicata a quelle che costituiscono le cosiddette "note tecniche di lavorazione" del disco di Franca Masu, ma che preferiamo considerare una sorta di piacevole "dietro le quinte" dedicate ai voi navigatori.

Il mio personale coinvolgimento nel progetto avviene poco prima dei missaggi, quando Franca deve iniziare a cantare le versioni definitive dei brani che compongono il CD "El Meu Viatge"; prima del suo arrivo eravamo tutti quanti piuttosto tesi, perchè si trattava della fatidica "prima volta" di Franca in uno studio di registrazione (aldilà di una manciata di frettolosi provini), notoriamente foriera di incertezze e timori. Personalmente ritengo che il migliore modo per mettere a proprio agio un artista sia quello si far apparire tutto il processo assolutamente naturale e non far mai pesare le eventuali difficoltà tecniche che possono occorrere; come probabilmente avrete avuto modo di ascoltare dal CD (se non l’avete ancora fatto… male!, significa che ancora non avete acquistato una copia del disco!!!), possiede caratteristiche espressive estremamente particolari, che vanno dal pianissimo al fortissimo in un breve lasso di tempo. Com’è naturale ritenere, la mia prima preoccupazione è che la ripresa fosse il più possibile uniforme, senza nessuno squilibrio, né per quello che concerne il livello di registrazione che doveva necessariamente essere il più possibile uniforme, né tantomeno per lei, visto che aveva necessariamente bisogno di un ascolto in cuffia estremamente equilibrato, fedele in tutti i dettagli espressivi in modo tale da rendere il suo lavoro naturale e "live".

La scelta del microfono è stata effettuata dopo qualche minuto di prove, e la scelta è caduta su un Neumann 147 valvolare, dotato di preamplificatore microfonico coordinato; il segnale veniva successivamente inviato in un equalizzatore, sempre valvolare, della Manley (Massive Passive) e terminava il suo percorso in un limiter Urei 1176 grigio. La scelta del limiter è stata fatta proprio per le caratteristiche acustiche dell’apparecchio stesso, molto veloce nella sua opera di limiting e leggermente chiaro, ma sempre in modo piacevole all’udito.

Per ogni pezzo la curva di equalizzazione è stata modificata direttamente in registrazione, in modo tale da avere una linea di voce che si sposasse nel modo più dolce possibile col resto dell’arrangiamento.

Il risultato è stato immediatamente appagante per tutti; la voce fluiva naturalmente con tutte le sue "nuances" e fotografava in modo naturale l’espressività di Franca.

Credo sia inutile specificare che, dopo la prima ripresa, il clima si è disteso con una velocità impressionante, dandoci la libertà di poter cominciare a scherzare con serenità.

Questo è quanto è accaduto per quello che riguarda le riprese vocali; durante i missaggi, molto diversi sono stati i fattori da prendere in considerazione e proprio in relazione a questo aspetto, credo che possa risultare interessante analizzare qualche brano dell’album, svelando qualche piccolo retroscena e quello che per qualcuno particolarmente appassionato potrebbe costituire un qualche "trucco"!

1) Més a prop: anche se non dovrei dirlo (forse, chi lo sa!), questo pezzo è e rimane uno dei titoli che preferisco del CD. Nella fase di approccio al missaggio, uno dei punti fermi nella mia testa era quello di non forzare in alcun modo l’esecuzione e l’arrangiamento; tutto era talmente morbido e gradevole che qualcunque tipo di inasprimento sonoro avrebbe finito pr costituire una sorta di "intralcio" all’assimilazione del brano. Questo particolare tipo di approccio è stato mantenuto fino alla fine, in quanto (si parlava di piccoli "segreti", giusto?) Més a Prop non è stato neppure riequalizzato in mastering, tanto ci piaceva nella sua naturalezza. La voce di Franca, come in quasi tutti gli altri pezzi del disco, non ha necessitato di ulteriori ritocchi di EQ, se si eccettua una piccolissima correzione attorno ai 12 kHz effettuata con un equalizzatore digitale (T.C. Electronic Finalizer) per eliminare una leggera risonanza sulle alte frequenze.

2) L’Adéu: qui l’approccio è stato da parte mia sensibilmente differente; come saprete il pezzo parte con una chitarra e una voce, con un filo di pianoforte verso la fine della strofa. Tuttavia subito dopo il lavoro di Maxx Furian si fa (per così dire) assai sentire, con una batteria piuttosto potente. Proprio questo altalenarsi di scenari sonori, mi ha invogliato a premere un po’ di più sull’accelleratore. Tutte le componenti armoniche fondamentali (cassa, basso, la parte alta del suono del rullante e i piatti) confluiscono qui in un eccitatore di armoniche, un cosiddetto equalizzatore psicoacustico (SPL Stereo Vitalizer mk II), che oltre a "cementare" lo spettro sonoro, presenta anche la caratteristica di essere estremamente coerente di fase nonostante un leggero effetto di stereo enhancing. Il risultato si traduce in un programma sonoro estremamente più pulito e definito senza dover necessariamente intervenire sugli equalizzatori. Una piccola curiosità viene anche da quella specie di "suono strano" che si può percepire nello strumentale; l’effetto utilizzato per ottenere tale particolare risultato è un Eventide H-3000 (preset 214 "Death Flange" leggermente modificato), ma non è tanto quello a destare interesse. La questione è: su che cosa è stato posto tale effetto? In realtà questa sorta di "cosa strana" nasce da un piccolo problema; le tracce del percussionista Andreu erano per così dire "sporcate" da un suo canto (lo fa spesso, lo aiuta nell’espressività), che non seguiva del tutto la linea melodica di Franca. Non potendola togliere, l’unico modo per uscire dal problema (se così si può chiamarlo) era enfatizzarla il più possibile, storpiandola un pochino con un flanger. Il risultato è estremamente divertente, non trovate anche voi?

3) Lo corral de vidre: in questo brano il problema più grosso era costituito dall’estrema varietà di timbri vocali utilizzati da Franca, e soprattutto dal loro livello nel mix. Nonostante la ripresa fosse soddisfacente, è stato necessario intervenire con un limiter Urei LA2 per "tenerla a bada". La scelta di questo apparecchio era praticamente obbligata; è sempre morbidissimo nell’intervento e non si lascia scappare davvero nulla, oltre a non colorare più di tanto la voce come invece sarebbe sicuramente accaduto scegliendo ancora un 1176. Il particolare colore dei piatti è dato ancora una volta dall’onnipresente Stereo Vitalizer. Come potrete aver intuito, questa macchina è uno dei miei piccoli segreti nei missaggi. Assegnato ad una stereo cue, viene tenuto su due canali del banco e, a seconda delle necessità, ogni tanto qualche strumento viene indirizzato verso questo apparecchio. Come modalità di utilizzo è un po’ inusuale, lo riconosco ma il risultato non finisce ancora di stupirmi ogni volta, ed è parecchio che lo sfrutto…

4) Vent de gener: il pezzo, per certi versi un po’ "gitano", ha stimolato sia me che Mark a cercare un timbro di voce un po’ particolare, alla "Sade" tanto per intenderci. Il contrasto ci divertiva e così abbiamo deciso di cercare qualcosa di interessante. La voce per così dire "fumosa" è stata ottenuta schiarendola ulteriormente e lasciando poi intervenire un de-esser digitale (sempre il Finalizer) in maniera un tantino brutale. Non è esattamente una pratica ortodossa ma… il fine giustifica i mezzi! Inoltre, per eccentuare l’effetto, oltre al suo riverbero (quello che potete percepire ascoltando il brano), la voce ne ha un altro, lunghissimo (circa 6,5 sec.), scurissimo e assegnato mono al mix. Nella realtà dei fatti, questa specie di "cuscino d’aria" non è avvertibile come riverbero… sembra non essere avvertibile per nulla ma vorrei potervelo togliere un attimo per farvi sentire la differenza! Quello che si produce è una specie di risonanza acustica che permette alla voce di "sedersi" naturalmente con il resto dei musicisti, senza però farsi minimamente sentire come tale.

5) Saber que hi ets: siamo di fronte ad una ripresa diretta per tre quarti del brano; Mark e Franca hanno rispettivamente suonato e cantato nella stessa stanza e nello stesso momento. Con questo particolare tipo di ripresa è chiaro che non sono possibili rifacimenti di sorta, il risultato sarebbe troppo fastidioso. La giornata era ottima, il sole splendeva nel cielo, gli astri erano dove dovevano trovarsi, l’abitudine di schiacciare subito il tasto "REC" non mi ha abbandonato e… è bastato un solo passaggio, un solo "take". Tutti quanti volevamo un suono di piano che fosse coinvolgente, dato che si trovava a sostenere da solo la voce di Franca; in questi casi, quando mi trovo in imbarazzo circa la microfonazione del piano (ma di quasi tutti gli strumento, per la verità…), utilizzo un metodo poco ortodosso forse ma estremamente produttivo; ficco la mia testa nel pianoforte e mi muovo sull’area dell’arpa: dove sento un suono che mi piace, lì finisco per piazzare un sistema X-Y con un paio di buoni condensatori (nella fattispecie un paio di Scheups). La voce di Franca utilizzava la solita catena, opportunamente "accordata" per il brano, e un unico riverbero si è occupato di gestire i due musicisti, un AMS RMX 16, settato sul preset "Ambience", che da solo vale il decisamente poco economico prezzo di acquisto dell’apparecchio. Sempre morbido, ricco di armoniche ed estremamente naturale all’orecchio, l’AMS si è anche occupato, per quasi tutti i brani del disco, delle chitarre acustiche, conferendo loro un suono sempre fedele e "palpabile", indipendentemente dall’affollamento di strumenti nel missaggio. Sulla parte centrale è stata volutamente calcata un po’ la mano, "vestendo" la batteria di Maxx con compressioni e riverberi degni di una rock-band anni ’80, per poi ritornare al tenero abbraccio che le dita di Mark e la voce di Franca ci regalano.

6) No Res: un brano piuttosto ricco di strumenti e di vitalità ma con una partenza con solo voce e percussioni; da qui la decisione di utilizzare un delay sulla voce di Franca opportunamente triggerato da alcune parole, in modo tale che la "massa sonora" risultasse comunque importante. La scelta per il delay è caduta su un altro apparecchio AMS, un SDMX, anch’esso dotato di un’eccellente morbidezza sulle alte frequenze, capace di evitare di inasprire inutilmente la voce.

7) El món: qui i contrasti sono evidentissimi; un inizio morbido e dopo un minuto e mezzo scarso un assolo di percussioni e batteria! Cosa chiedere di più? Per me si è trattato di un invito a nozze! Dopo un inizio sornione con una voce più riverberata del solito (Lexicon 480L), un bel po’ di cattiveria! Sul kit di batteria ho utilizzato compressioni miste (valvole-transistor) a seconda del tipo di risultato che desideravo ottenere; sulla cassa ad esempio, ho utilizzato il compressore del canale del banco (un SSL 4000G), mentre per il rullante ho utilizzato un Summit valvolare. Per quello che concerne i toms, piuttosto che spingere troppo sull’equalizzatore, ho preferito un altro tipo di approccio; dato che quello che cercavo era la potenza, li ho semplicemente accellerati sui transienti, utilizzando un Transient Designer della SPL: eccitando l’attacco e definendo meglio il rilascio (soprattutto sul suono del timpano) abbiamo avuto modo di cogliere tutte le sfumature di Maxx e Andreu.

8) Les ondes de la mar: forse il pezzo più difficoltoso ed insieme più semplice da missare. All’inizio, quando ho iniziato ad alzare le piste, sono rimasto un po’ perplesso, e per più di un motivo… Innanzitutto non mi era ancora capitato di lavorare su un brano così distante dal mio background musicale e in seconda analisi, proprio perchè non ci stavo capendo granché, ogni misura mi sembrava un po’ troppo "anarchica" per i miei gusti. Ho iniziato a missarlo sbagliando totalmente approccio, cercando di "domare" la bestia, arrivando (inutile forse specificarlo) ad un risultato ben lontano dal poter essere definito gratificante. Due cose mi hanno aiutato: la pazienza di Mark e l’autoironia (che finisce inevitabilmente per portare ad un processo di autocritica sufficientemente sopportabile). Mi sono ben presto reso conto che l’unico modo per poter arrivare ad un buon risultato era quello di lasciarsi coinvolgere nel "viaggio" senza opporre né resistenza né pregiudizi. Francamente non riesco a ricordare quante ore ci siano volute per missarlo e neppure ricordo con precisione cosa abbia fatto alle tracce per renderle tutte intelleggibili; si dev’essere trattato di un momento di "trance" vera e propria; del resto se è vero che la musica per qualcuno è una sorta di droga, è piuttosto comprensibile come questo pezzo possa portare facilmente ad una sorta di "stato di alterazione". Se tutte le mie alterazioni fossero di questa portata, probabilmente la mia vita sarebbe migliore!

Spero sinceramente che questo piccolo "rullino di viaggio" sia stato di vostro interesse e vi esorto, per eventuali chiarimenti di sorta o curiosità, a scrivere al mio indirizzo e-mail; sarò ben lieto di rispondere ad ogni vostro quesito!

Marco Priori (marco@planet.it)