Anfiteatro della Billellera, Sorso (Sassari)
musicians: Mark Harris (piano/keyboards), Eros Cristiani (accordion/keyboards),
Andreu Ubach (percussion)
FOH engineer: Michele Palmas
LA NUOVA SARDEGNA - sabato 12 agosto 2000
RADICI SCOPERTE IN JAZZ
"El meu viatge" di Franca Masu, cd e concerto con gli occhi sul mare
Angela Recino
SORSO. "Con un'occhiata ho attraversato tutti gli spazi
che mi separano dal nostro primo incontro sulla scogliera". Così
ha iniziato il viaggio di Franca Masu, che si conclude con la realizzazione
del pregetto "El meu viatge", concerto di presentazione del cd che porta
lo stesso titolo.
Un viaggio intimo, anzitutto, che emerge con la forza della consapevolezza
dell'artista. Il desiderio di dare una connotazione precisa alla propria
identità si fonde con la necessità di esprimerla con nuovi
codici. Che superino la struttura propria del jazz percorsa fino al momento
della scelta. E ieri, nel concerto all'Anfiteatro della Billellera a Sorso,
l'artista algherese ha dato il meglio di sé.
Franca Masu si muove nello spazio della memoria di tempi lontani, con
una rilettura che trova la sua massima espressione nell'equilibrio fra
la tradizione catalana e la musica moderna.
Canzoni di mare, quello dell'Alguer dell'artista. I testi sono quelli
di alcuni poeti catalani fra cui Rafael Caria. Un microcosmo marinaro
interpretato dalla straordinaria voce evocativa narrante.
Su tutto la scoperta dei toni estremamente dolci di una lingua che si
presenta con straordinaria versatilità alla contaminazione del
genere musicale.
Il pianista e arrangiatore Mark Harris, insieme al fisarmonicista Eros
Cristiani e al percussionista Andreu Ubach, guida questo viaggio senza
spazio né frontiere, realizzando il suggestivo quanto perfetto
connubio tra esperienze diverse come il jazz, la musica classica e la
world music.
- "El meu viatge" è un viaggio che parte dal mare o dalla lingua
catalana?
"Direi da entrambi. Il progetto nasce dalla ricerca di un'identità
personale. Avevo necessità di trovare un codice mio, e l'ho trovato
grazie alla lingua e al recupero del sogno incarnato nel mare".
- Quando è iniziata la ricerca?
"Tanto tempo fa. Ho dovuto studiare la lingua catalana e sopratutto farla
mia. Interpretarla in jazz si è rivelata un'impresa molto più
difficile del previsto. Dal 1996 ho lavorato a questo progetto e, alla
fine, ho provato una sensazione di vera liberazione. Sono riuscita a far
emergere un qualcosa che portavo dentro, la mia vera passione".
- È il mare che fa cantare te, o sei tu a dare voce al mare?
"Credo che sia il mare a far cantare me. Abito in una casa sul mare, e
da sempre ne subisco tutto il fascino. Canta da solo. È un elemento
che ti possiede, ti entra dentro"
- Due parole sul tour di presentazione del tuo ultimo lavoro
"È un mini tour. Devo però dire che questa tappa di Sorso
- l'unico previsto in un centro di piccole dimensioni - mi ha regalato
emozioni straordinarie. Ho sentito il calore del pubblico crescere durante
il concerto. A volte, pur trovandosi dinanzi a platee più nutrite,
le si sente fredde. Stasera credo che sia successo qualcosa di davvero
magico. Dei vocalizzi e dei gesti a cui non mi ero mai lasciata andare.
Lo stesso produttore del cd me lo ha fatto notare meravigliato". |