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Molo Ichnusa, Cagliari, "Jazz In Sardegna" festival, double-bill
with Elvin Jones
musicians: Mark Harris (piano/keyboards),
Eros Cristiani (accordion/keyboards), Andreu Ubach (percussion) + Andrea
Zuppini (guitar), Marco Micheli (bass), Maxx Furian (drums)
FOH
engineer: Michele Palmas
L'UNIONE SARDA - domenica 23 luglio 2000
IL SIGNORE DELLA BATTERIA
...Nella stessa serata le struggenti melodie in catalano dell'algherese
Franca Masu
Monica Perozzi
...Lontano fin dove arriva la sua voce,
laggiù dove la terra si perde e il mare è tutto. Mare
per un viaggio di sogno, alla ricerca di un altrove sconosciuto che
attira. Parte da una ballata medioevale El meu viatge di Franca Masu,
in concerto nella stessa serata. S'intitola Més a prop, più
vicino, e s'ispira a Lo Mariner, racconto di tanto tempo fa, quando
arrivò un marinaio su un galleone pieno di stoffe e alla ragazza
che cercava seta per la sua regina disse "Sei fortunata, perché
io sono il re d'Inghilterra", poi se la portò via. Nel riscriverlo
in catalano Franca Masu invece di seta immagina una nave piena di poesie,
e un marinaio che la incanta su un mare di rime baciate. C'è
il desiderio di partire e la nostalgia che fa tornare a l'Alguer, alle
sue case e alla sua lingua, un idioma dolce e malinconico, rallegrato
dai ritmi mediterranei delle musiche di Marcello Peghin e Salvatore
Maltana. Sonorità che hanno affascinato a tal punto lo statunitense
Mark Harris da indurlo ad abbracciare un progetto di ricerca iniziato
quattro anni fa e approdato giusto a giugno al cd El meu viatge, già
uscito e andato a ruba anche in Catalogna. Oltre le cinque canzoni scritte
da Franca Masu contiene dieci brani, testi di poeti come Rafael Caria,
Antonello Colledanchise, Antonio Arca e Carles Duarte, tutto in catalano.
Lingua che Franca Masu sul palco sposa fino in fondo e scandisce comprensibilissima
per parlare col pubblico e legare un pezzo dopo l'altro. E se in L'Adéu,
ultimo saluto di una donna all'uomo che il mare non le restituirà,
la sua voce incontra lo stupore del presagio, le note struggenti della
fisarmonica quasi anticipano la consolazione che porterà con
sé il tempo. È l'effetto di una musica attenta a esaltare
strumenti popolari che aprono la struttura jazzistica a contaminazioni
che arrivano come tappe. "Ci sono suoni greci e arabeggianti, sardi,
spagnoli e portoghesi visto che il fado mi affascina tanto. Melodie
una dentro l'altra, come in Vent, dove dal ballo sardo si passa ai ritmi
del
Brasile, così, con naturalezza".
E con altrettanta inevitabilità si torna ad Alghero: "È
la sua immagine che canta il disco, una città che adoro e che
vedo come una bella donna che t'aspetta". Una città dal
passato musicale incerto ha scoperto la cantante: "L'idea iniziale
di rivisitare la musica algherese si é poi tradotto in uno studio
tra le ballate della Catalogna e le serenate napoletane". Sul palco,
fasciata non di seta ma di broccato oro e nero, la Masu é accompagnata
da un ensemble divertito (Eros Cristiani, Andrea Zuppini, Max Furian,
Marco Micheli, Andreu Ubach) e lanciato in quota dalle arrampicate sul
pianoforte dell'onnipresente Harris.
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