articolo apparso in autunno '99 su: L'Adige (Trento), Il Mattino (Trento) & Stürzlüge (Bolzano)

Da trent'anni almeno, la pubblicazione di un lavoro discografico attorno alla fenomenologia Beatles è un costante con poche altre similitudini. Pochi, pochissimi anzi, i progetti che - in un modo o nell'altro - restano. Alla candidatura di miglior lavoro beatlesiano dell'anno si candida senza dubbio questo "Fab Four-String", registrato con rara intelligenza ed attenzione filologica da Stefano Cerri, da anni tra i migliori "cani sciolti" della "musical scene" italiana, nonché vero e proprio "must" nelle più accreditate sezioni ritmiche europee. La peculiarità di questo splendido lavoro di Cerri, oltre al non sottovalutabile fatto che si tratta innanzitutto di un "solo bass" album senza alcun ausilio di sovraincisioni o overdubbing che dir si voglia (il farro la dice inevitabilmente lunga sulla bravura tecnica necessaria per addentrarsi in partiture solo apparentemente semplici), è sicuramente rappresentata dal "profondo sentire" una materia di assoluto dominio pubblico e che - proprio per questo - è sicuramente difficile da affrontare. Ma già la scelta dei 22 brani che compongono questa piccola meraviglia dà sufficiente luce su colui che l'ha messa in opera. Non ci sono "Yesterday", Eleanor Rigby", Let it be" o "Hey Jude" qui sopra; ci sono invece "Eight days a week", "And I love her", oppure "Things we said today", "For no one", "Mother Nature's son", "I'm only sleeping" e "I've just seen a face". Brani che dicono imprescindibilmente che Cerri i Beatles li ha nel sangue e che conosce le particolarissime "evoluzioni" a cui i Fab Four sono andati incontro nel tempo. Piccole perle di saggezza firmate Lennon-McCartney e impreziosite da impercettibili dettagli che non dovrebbero sfuggire ai più attenti beatlesiani e ricchi di quel non so che, assolutamente magico nell'universo dei Fab Four e in grado, come nessun altro esperienza sonoro di questo secolo, di creare uniche atmosfere armoniche d'ascolto. Il bassista milanese viene aiutato in alcuni brani dalle percussioni esotiche di Arup Kanti Das, dal pianoforte di Mark Baldwin Harris (motore progettuale dell'operazione) e da Giancarlo Parisi, Donato Scolese e dall'Echo Ensemble: il fatto che la bellezza della scelta "solistica" non venga però mai messa in discussione, è l'ennesima testimonianza della caratura di questo disco. Che, ancor più intelligentemente, non è nemmeno rintracciabile nei cataloghi di qualsivoglia major discografica: sarebbe forse inutile. Chiunque fosse interessato può collegarsi al sito Internet www.compingo.com e scoprire come fare a ricevere il disco.
Vic Alban
i

All reprinted material in this section is property of the original publishers and/or authors; where there are multiple language versions, the original is listed first. All translations, even of short pieces, have been placed on seperate pages as a courtesy to those who need to use text-to-speech software.