TOWANDA! Rivista Lesbica_Numero 3_Anno VII_Set/Dic 2001


IN HER BED
ERIKA CECCHINI: UNA SORPRESA ITALIANA
di Jackie Knights

Dopo il Pride di Milano del 23 giugno siete andate a Cascina Monluè allo spettacolo di conclusione di quella elettrizzante giornata?

No, non ci siete andate, oppure eravate lì ma l'acustica faceva talmente schifo che per voi Erika Cecchini è solaùente tantoo belliina?

Quella biondina coi capelli alla rasta è una ventiseienne cantautrice romana che da un paio d'anni vive a Milano, il cui primo album In My Bed è una piacevole sorpresa nel panorama italiano dallo scorso inverno.

Un CD che dura 69 minuti, non il solito primo lavoro composto da quattro canzoni in croce, insulse e brevi, ma 16 brani intensi e coinvolgenti.

Un lavoro che scorre facilmente senza però scivolare via, qualcosa rimane di questa musica grazie alla voce calda e profonda di Cecchini e ai sapienti arrangiamenti di Mark Harris. Per dare un piccolo aiutino provate a pensare una Tracy Chapman su delle melodie alla Sarah McLachlan in un buoi giardino invernale.

Years, un leggero brano pop che non ti molla più, lo si potrebbe definire da radio, parla dello scorrere degli anni e della continua rinascita: "vedo gli anni passare, le sensazioni che si susseguono... l'inverno che arriva, una ragazza che cade e ogni volta si rialza, e che continua a ridere..."

In my bed è una canzone d'amre per la propria donna, "credimi quando ti dico che non mi sono mai sentita così, (...) non potrei amarti di più, non posso essere triste quando dormi nel mio letto, mi sveglio e ti guardo, riesci a sentire quanto io tenga a te?". Le parole scivolono su questa musica i cui arrangiamenti ricordano la prima Tori Amos "credimi quando ti dico che non sto giocando, non essere insicura..."

Le storie d'amore nella vita sono tante, ma ogni volta che una finisce ci si dice sempre che non ci sarà più nessuna così, impressa nel cuore e nella memoria più delle altre; "The One" è proprio questo "... e fra tutte quelle nuove che verranno e tutte quelle che se ne andranno, tutti i sogni che condividerò, tu sarai sempre Quella che ha avuto tutto di me stesso..."

L'album si chiude con Have me for free definito un inno alla libertà; spesso ogni incontro viene scambiato per la Storia della propria vita, specialmente se "pochi giorni fuori dallo spazio e dal tempo, fra parole gentili e del sesso fantastico" ma "tu puoi goderti il momento con me, avermi solo per un momento, è questa la condizione per avermi (...) ti renderei solo triste, ti farei ammattire (...) la solitudine non mi fa paura, posso affrontare ogni amarezza non ho la necessità di avere sempre qualcuno."

Un lavoro in cui cantare in inglese non appare una forzatura ma il giusto accompagnamento per la musica semplice ma non banale, con dei testi chiaramente lesbici, struggenti canzoni d'amore da donna a donna. Infatti è un peccato che non sia allegata una traduzione dei testi, pensiamo dovuta al fatto che il CD è quasi autoprodotto, poiché la Saint Rock è una piccola casa discografica indipendente.

OK - potreste dire - ma gli altri brani? hai detto che erano 16!?

Accattate'vi llo!


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