UNA MEDITATA PROMESSA
intervista di Isa Fiorentini, pubblicata nel n. 196 (febbraio 2001) di BABILONIA, mensile gay e lesbico

NEL SUO PRIMO DISCO IN MY BED, UNA GIOVANE CANTAUTRICE ITALIANA AFFRONTA CON VIGORE E TENEREZZA L'UNIVERSO DEI SENTIMENTI TRA DONNE. IN ESCLUSIVA PER BABILONIA LA SUA STORIA.

Mark Harris è un noto musicista, produttore e sopratutto scopritore di talenti.
Ora ha scomesso su una giovanissima cantante e compositrice romana della quale ci consegna il suo primo Cd, da lui stesso prodotto per la neonata casa discografica Saint Rock.
Erika Cecchini ci incuriosisce a partire dalla copertina che la ritrae sotto le lenzuola mentre accarezza due cani.
Il titolo del Cd: In my bed, poi, è solo la didascalia della foto o qualcosa di più?
E il fatto che canti in inglese, anziché in italiano, è un'ulteriore sfida per l'ascoltatore?
C'è un solo modo per scoprirlo: fissare un appuntamento con lei e domandarglielo.
Del resto il disco è molto bello, la voce forte e decisa, i testi veramente interessanti, a volte altamente emotivi, pieni di dolore e passione.
Erika è molto simpatica e disponibile e accetta di incontrarci la vigilia di Natale sotto una magica nevicata che imbianca e allieta Milano, solitamente priva di luce e fantasia.
Erika invece è allegra, colorata, brillante e possiede una buona dose di humour, dote rarissima, ma quel che più ci colpisce sono la sua saggezza e la sua determinazione, in una parola il suo equilibrio interiore che traspare dalle sue risposte immediate e sempre assennate.
Niente di trasgressivo, dunque.

Come mai questo foto e questo titolo, una piccola provocazione?

Assolutamente no, la foto, come tutte quelle del booklet (e dell'articolo, n.d.r.) mi è stata scattata dalla mia compagna Marina Pozzoli, fotografa: sono foto spontanee, questa è davvero casa mia a Milano, questo è il mio letto, questi sono i mieie cani, mi è piaciuta e l'ho scelta come copertina, il titolo poi è semplicemente il titolo di una delle canzoni dell'album, niente di costruito, niente di arrogante.

Allora dimmi perché componi le tue canzoni in inglese?

Ho cominciato cisì, sono abituata così, fin da piccola ho avuto la fortuna di imparare bene l'inglese, le canzoni mi sono venute in inglese in modo naturale, ma del resto dovendo intraprendere un'avventura come quella del lancio di una nuova cantante e di un nuovo disco perché restringere gli orizzonti, perché non puntare ad un pubblico il più vasto possibile, raggiungibile, appunto, solo con l'inglese...

E non hai provato a comporre in italiano?

L'italiano è una lingua splendida, nobile, colta, gentile, raffinata, certo con l'inglese è tutto più facile, ma sicuramente mi cimenterò anche con pezzi in italiano, in fondo questo è solo il mio primo disco!

I tuoi testi, in ogni caso, sono molto intensi, a volte drammatici, sono situazioni, emozioni che hai veramente vissuto?

Certamente, ogni canzone è legata ad un periodo o ad un particolare avvenimento della mia vita, è tutto reale, è tutto successo veramente.

Ho notato che non suoni nessuno dei molti strumenti del disco...

Io suono la chitarra, ma in questo disco ho preferito limitarmi a cantare, lo strumento che uso è la mia voce, del resto è quello che sento più mio.

Come componi i tuoi pezzi?

Non mi forzo per niente, mi vengono in mente con grande semplicità in qualsiasi momento della giornata, corro a registrarli e poi li faccio ascoltare ai musicisti che sanno rendere alla perfezione la melodia e tutte le parti dei vari strumenti.

Nel tuo Cd ci sono ben 16 pezzi, è una scelta coraggiosa, non sono pochi...

Figurati che ne ho già pronti altri... non mi sono tenuta niente da parte per periodi di scarsa vena compositiva, mi viene tutto piuttosto facilmente, come ti dicevo...

Sul Cd e nel libretto ci sono vari simboli gay: è una scelta della casa discografica?

No, no, è una scelta mia, li ho voluti io, non ho mai avuto problemi con il dichiarare apertamente la mia omosessualità.

Allora parliamone, se non ti dispiace...

Mi sono accorta di essere lesbica molto presto, ho fatto il solito tentativo un pò pasticciato con un malcapitato ragazzo, e lì ho subito capito che la mia strada era invece amare le donne. Sono molto serena con questo, non ho mai avuto conflitti né con me stessa, né con gli amici, né in ambito lavorativo...

E con la tua famiglia?

Con la mia famiglia purtroppo sì, ci sono state profonde incomprensioni, credo di aver deluso le loro aspettative "borghesi" doppiamente, perch´ sono sia lesbica, sia musicista, è per questo che ho preferito venire via da Roma e crearmi una nuova vita qui a Milano.

E con gli uomini?

In questo ambiente ce ne sono tanti, molti sono cari amici, come Mark; io non ci penso, poi magari mi accorgo che qualcuno mi sta corteggiando, solo allora mi pongo il problema. La mia fortuna è che con la mia indole, che è abbastanza giocosa, gli altri non mi prendono troppo sul serio, insomma è difficile che ne venga fuori un dramma.

Torniamo alla musica: cosa ti piace, cosa ascolti?

Ascoltavo poca musica italiana, a parte Battiato, che mi piace molto, tanta musica folk, sopratutto celtica, e poi le ballate americane degli anni Sessanta, Bob Dylan è il mio preferito, ma ora non ascolto molta musica, preferisco farmi lunghe passeggiate con i miei cani.

Altre interessi: il cinema, le letture?

Andavo molto al cinema, ma ora questa invasione di superproduzioni hollywoodiane mi ha stancata, non amo la fiction, preferisco la vita vera, non hoh la televisione, non ho il computer, a volte mi dico che potrebbe essermi utile, ma è uno strumento che mi fa un pò paura, lo guardo con sospetto, preferisco la vecchia, cara, affidabile carta e penna.

Ho sempre letto moltissimo invece, in questo periodo sopratutto testi filosofici, mi piace conoscere, imparare, studiare il pi` possibile, restare curiosa.

Ho viaggiato molto, ma mi piacerebbe viaggiare di più e non c'è un posto dove non andrei, in ogni posto c'è qualcosa da scoprire.

Punti al successo?

No, non è questo il problema, io sono alla mia prima volta, al mio primo disco, è tutto nuovo per me, non voglio un sacco di soldi, solo quello che serve per vivere, non voglio andare in televisione a fare il saltimbanco, è chiaro che mi auguro che le mie canzoni piacciano, che la mia voce piaccia, ma voglio continuare a comporre e a cantare in libertà..

Hai mai cantato in pubblico? Ti intimidisce?

Sì, ho cantato in posti non molto grandi, ma sai, se canti dal vivo, che tu sia davanti ad una persona o a centomila non fa differenza: c'è comunque qualcuno che ti ascolta e ti giudica. Cerco di non pensarci e di concentrarmi solo su quello che sto facendo.